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L’impostazione mi ricorda per certi versi la corrente scapigliata, soprattutto l’accostare il lettore e l’autore in una dimensione negativa (tortura). A livello di immagini, c’è crudezza e durezza, forse un po’ inficiate da una musicalità che non le accompagna bene (la rina baciata non è incoronata, ma assai bistrattata e se male usata fa la crudezza rovinata, tranne nei casi di filastrocca ominosa, come in certi film). A livello di contenuto, mi piace questa musa maledetta, mi piace immaginare l’arte anche nel suo lato oscuro, un qualcosa che colpisce il lettore e lo scrittore coprendoli con l’ombra che, spesso dimenticata, viene proiettata dalle sue luci sgargianti. |
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L’impostazione mi ricorda per certi versi la corrente scapigliata, soprattutto l’accostare il lettore e l’autore in una dimensione negativa (tortura). A livello di immagini, c’è crudezza e durezza, forse un po’ inficiate da una musicalità che non le accompagna bene (la rina baciata non è incoronata, ma assai bistrattata e se male usata fa la crudezza rovinata, tranne nei casi di filastrocca ominosa, come in certi film). A livello di contenuto, mi piace questa musa maledetta, mi piace immaginare l’arte anche nel suo lato oscuro, un qualcosa che colpisce il lettore e lo scrittore coprendoli con l’ombra che, spesso dimenticata, viene proiettata dalle sue luci sgargianti. Ti ringrazio Per la musicalità è stata in parte "studiata" per essere così. La rileggevo però ad alta voce e "all'orecchio" forse in alcuni punti suona un po' male, sai dirmi magari in alcuni punti dove secondo te potrei "migliorarla"? Mi fa sempre piacere avere qualche consiglio. |
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Come consiglio sull’asprezza musicale, sono utili (e infatti li hai usati anche tu) i suoni duri di certe consonanti (r, t, z, g dura, c dura) che possono anche essere combinati in allitterazioni. Sulle rime, come insegna il buon Dante, vengono in aiuto le cacofonie tipo azzo, accio, ezzo, eccio ecc. più tutte quelle che contengono le consonati menzionate sopra. A tal proposito: E perché non mi metti in più sermoni, sappi ch’i’ fu’ il Camiscion de’ Pazzi; e aspetto Carlin che mi scagioni». Poscia vid’io mille visi cagnazzi fatti per freddo; onde mi vien riprezzo, e verrà sempre, de’ gelati guazzi. E mentre ch’andavamo inver’ lo mezzo al quale ogne gravezza si rauna, e io tremava ne l’etterno rezzo; se voler fu o destino o fortuna, non so; ma, passeggiando tra le teste, forte percossi ’l piè nel viso ad una. |
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Hai fatto dell'arte un ritratto intenso e veemente. Arriva quell'impulso di scrivere e con rabbia le parole vengono buttate giù, con un senso di sfida verso il mondo e ciò che si ritiene opportuno. Uno scrittore dalle dita spezzate che eppure scrive. Una bella intensità in questo versi. |
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Hai fatto dell'arte un ritratto intenso e veemente. Arriva quell'impulso di scrivere e con rabbia le parole vengono buttate giù, con un senso di sfida verso il mondo e ciò che si ritiene opportuno. Uno scrittore dalle dita spezzate che eppure scrive. Una bella intensità in questo versi. Grazie! |
| Si notano facilmente ossimori, sin dal titolo, oltre al contenuto metapoetico. Sono caratteristiche della poesia che mi affascinano spesso, come in questo caso. Mi piace come questo contrasto tra morte e vita, che qui intendo come l'essere letti e osservati, diventi una lotta sul piano sonoro, con i suoni duri e con giochi di parole che sembrano voler fondere, attraverso suoni simili, parole dal diverso significato. Solo alcune soluzioni ritmiche non mi sono piaciute. |
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Si notano facilmente ossimori, sin dal titolo, oltre al contenuto metapoetico. Sono caratteristiche della poesia che mi affascinano spesso, come in questo caso. Mi piace come questo contrasto tra morte e vita, che qui intendo come l'essere letti e osservati, diventi una lotta sul piano sonoro, con i suoni duri e con giochi di parole che sembrano voler fondere, attraverso suoni simili, parole dal diverso significato. Solo alcune soluzioni ritmiche non mi sono piaciute. Ti ringrazio per il tuo commento e anche per i consigli, li terrò a mente |