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E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?». (Apocalisse 13-15) Flavio: 1Nessuno Angelico: Lost (Lettera 1) Caro monsignor Angelico Tancredi, Sono lieto di ritrovarti al mio fianco in questi tempi sfuggevoli, come la vita che trascorre rapida e inesorabile, dove tutto muta e può accadere. La tua nomina a confratello ha destato in me una nota allegra in un periodo cupo, e confesso che aspetto con impazienza d'incontrarti nella nostra sede. Il sotterraneo del duomo è un luogo umido, a tratti buio, ma illuminato da lungimiranti sognatori: persone all'avanguardia, uomini di mondo, galantuomini dei nostri tempi. Sarà un onore, ed un piacere, presentarteli di persona. Il nostro Maestro è un uomo saggio, conosce i segreti della vita e della morte, e il suo pensiero è un faro sempre acceso che illumina la Via. Sono certo apprezzerai i suoi insegnamenti, il suo carisma, ed il suo credo. Insieme troveremo la soluzione ad ogni male, per quanto questa battaglia possa sembrare eterna e sfavorevole, Lui possiede le risposte per trionfare sulle tenebre. Ti aspetto giovedì, dietro la locanda La Botte Vuota, mi troverai allo scoccare della mezzanotte, vicino al vicolo che conduce al canale di scolo. Allego alla missiva la tunica cerimoniale, mi raccomando di portarla appresso e di vestire con abiti poco appariscenti. Ti ricordo che la discrezione è d'obbligo, la plebe non capirebbe, ed è bene che non inizino a sibilare voci in quelle menti ottuse e oppresse dalla fame. La peste ha reso tutto più difficile, la paranoia di untori e malefici dilaga, meno ci noteranno e meglio sarà per tutti. Ma non temere siamo qui per questo, il Maestro troverà una soluzione: ci ha già accennato qualcosa in merito. Confido in lui. Sia lode a te e alla confraternita. Firenze, 11 Marzo 1348 (Lettera 2) I miei più sentiti omaggi monsignor Flavio Daiani, ti ringrazio per l’accoglienza. Da un certo periodo non ricevevo tue notizie. Sono stato lieto di poter leggere la tua epistole e in seguito unirmi alla confraternita. Come sempre sei molto cordiale, in questi periodi bui non è da poco, specie trattandosi di un caro vecchio amico. Non nego in tutta franchezza, qualche difficoltà nel non farmi scoprire per entrare dietro la locanda, ma tutto è andato con tranquillità, per le prossime volte saprò già come muovermi. Conoscere attorno a me persone di buon cuore, non può che riempirmi di gioia e speranza: non parliamo di gente qualsiasi, ma un gruppo colto, che crede con fervore in ciò che è legittimo e giusto, mi sono sentito abbracciato da esso, specie avendo vissuto in questi lunghi anni di solitudine e malinconia. Ho potuto percepire nonostante l’ambiente un po’ sciatto, un calore intorno a noi, una fedeltà reale. Nonostante i volti a me nuovi, mi hanno ispirano speranza, non a caso ho già scambiato qualche parola con alcuni e in ognuno di essi ho scorto una pace interiore, un credo assoluto. Per quanto riguarda il Maestro non posso che concordare: in questa oscurità che tanto dilaga e si annida in questi anni macchiati di angoscia, ci vorrebbero persone più illuminate come Lui. Ha il sorriso di un fanciullo, nonostante il tempo abbia consumato il suo volto e uno sguardo dagli occhi ardenti, vissuti, di passione e ricerca della Verità, che combatte contro la menzogna. Sono altresì certo sarà la nostra nobile guida in questa Via. Ho apprezzato in particolare quando ha parlato di cosa rappresenta Dio e come la chiesa in questi anni ne abbia infangato la devozione pura, di come i membri del clero siano sempre più attaccati al materiale, alla lussuria, al piacere del vino e la smania di potere, anche questi tempi, non hanno portato che egoismo e lo sfruttare un Credo per i propri scopi e sopravvivenza. Sono sicuro che anche col passare dei secoli, in un futuro molto lontano, questa corruzione verrà sempre più nascosta, in modo che possa agire nell'ombra Lui in contrapposizione è un Uomo che sa davvero come onorare nostro Signore e portarci all’Illuminazione delle nostre anime umili, ma piene di ricerca e scoperta. Dio è con noi mio caro amico, solo qui potremo trovare salvezza, non ho dubbi a riguardo. Dio ti benedica. Firenze, 14 Marzo 1348 (Lettera 3) Caro fratello Angelico, Sono qui oggi, nella solitudine del monastero, a scriverti in merito alla notizia che, di fatto, ha stravolto gli equilibri del nostro ordine. Sono certo ti sia giunta all'orecchio l'incredibile novella; nella sede ormai non si parla d'altro. Pare che i giorni del sacro avvento siano infine giunti. Sarò sincero, nutro ancora dubbi su questo fanciullo, uno sconosciuto, che appare dal nulla durante la celebrazione della santa Pasqua. Certo, quel trovatello era in preda alle visioni, vaneggiava su apparizioni mistiche, e farfugliava in una lingua antica, arcaica, che solo i più grandi studiosi possono pronunciare; ma il pensiero che la febbre ardesse in lui, come la più cieca delle fedi, agita tutt'ora i miei sogni inquieti. Difficile dimenticare quegli attimi, in un momento così importante, in una situazione così delicata; le facce esterrefatte del volgo che guardava con occhi spalancati la scena. Per fortuna siamo riusciti a bloccarlo e a trascinarlo nelle segrete prima che si scatenasse il panico. L'accaduto, ad ogni modo, non può essere ignorato. Il Maestro è sicuro dell'identità del ragazzo e se colui che illumina la Via non prova incertezze al riguardo, tanto meno ne proverò io: un discepolo fedele. Sono ansioso di scoprire se il nostro salvatore ha davvero deciso di tornare in mezzo a noi, di guidare il suo gregge ad un'era di pace, e di condurci alla salvezza eterna. La stessa salvezza che auguro a quei poveracci che vedo ogni mattina, morti sul ciglio della strada, ricoperti dai neri bubboni; che il Signore li abbia in gloria. Confido che la fortuna possa davvero sorriderci questa volta, il periodo non potrebbe essere più urgente e bisognoso del Suo intervento, per ripristinare ordine e salute nelle nostre città afflitte. Che Dio e il nostro Maestro ci sostengano in questi tempi infausti, che il giovane si riveli colui che riporterà la tanto agognata gioia nel mondo. Lode a te fratello mio. Firenze, 21 Aprile 1348 (Lettera 4) I miei saluti fratello Flavio. Come hai intuito bene sì ne ho sentito vociferare, ne avevo la certezza e saperlo anche da te non è che un'ulteriore conferma. Non lasciarti inghiottire dal dubbio: se il Maestro ritiene che egli sia il Profeta, allora possiamo stare certi che sia così, di certo non potrà essere in errore quell’Uomo. Dobbiamo gioire a tale notizia, il tempo di Rinascita e Illuminazione del paese, se non dell'intero mondo è un arrivo e quel fanciullo ne è la prova. Lode e gloria al Signore! Anche nella stranezza o più grande timore, abbi fede ciò che può anche sembrare assurdo o addirittura doloroso, non è altro che parte del disegno di Dio progettato per noi e guidarci nella Via, proprio per questo ho l'assoluta convinzione che il Maestro sappia ciò che fa, la Verità che incarna non può sbagliare. Trovo onorevole il tuo augurare benedizioni a quei poveri malati, la peste che vaga non è che il riflesso della società odierna: inconsapevolezza, peccato ovunque, che non ha fatto altro che far nascere disperazione in forma di giudizio universale. Ma il terrore di questa malattia non è altro che la porta verso il paradiso fratello, è il segno divino con il quale Dio cerca di dirci di uscire da questo stato, per poter ascendere. Il tempo sta per giungere e quando arriverà saremo pronti all'arrivo dei serafini, che con le loro fiamme d'Amore purificheranno le malattie, il peccato, bruceranno ogni male e malevolenza negli animi, eliminerà ogni persona corrotta dal demonio e trascinando per mano chi è veramente degno come noi. Sto scrivendo tutto ciò nella mia piccola e umile dimora, al lume di candela, anche nel solo saperlo, la commozione mi pervade, se chiudo gli occhi, percepisco già quel senso di pace che mi attende, beatitudine, niente più sconforto, soltanto una luce divina che mi avvolge e una perpetua gratitudine. Qualsiasi sia il prezzo da offrire, sopporterò qualsiasi prova sul mio spirito e ti consiglio altrettanto. Ti porgo i miei più sentiti omaggi, non perdere la Fede. Firenze, 23 Aprile 1348 (Lettera 5) Caro fratello Angelico, Il giorno tanto atteso pare così prossimo che a fatica comprendo la gioia che pervade il mio vecchio corpo. Il Profeta si è rivelato autentico, tanto che ha previsto la data esatta in cui il mondo rinascerà. La luna rossa sorgerà la notte del 31, così come sorgerà una nuova era di prosperità per tutti noi. Nonostante l'euforia, un leggero scetticismo permane in me, come può un semplice rituale capovolgere le sorti dell'intero mondo? Come, un uomo, è in grado di portare a nuova vita l'ordine prestabilito delle cose? Confido che la mia sete di risposte verrà presto esaurita, in quanto il Gran Maestro conosce più di chiunque altro gli ingranaggi che governano la realtà. Ti rinnovo l'invito di prestare la massima precauzione nello trasmettere queste nostre lettere, se qualcuno dovesse leggere e male interpretare i nostri discorsi, il volgo potrebbe insorgere contro di noi; purtroppo la loro mente limitata non riuscirebbe a comprendere lo straordinario compito che tentiamo di portare a termine, e specie in questo periodo di pestilenze potrebbe attribuirci colpe di cui non rispondiamo. Pertanto fratello potremmo gioire solo una volta terminata la nostra santa missione, la cautela è un'amica fidata. Attendo con impazienza la tua prossima lettera e trepido all'idea di ciò a cui assisteremo al volgere di questo mese; un abbraccio fraterno e che la luce del Santo Padre illumini sempre i nostri cuori. Firenze, 07 Maggio 1348 (Lettera 6) Eternità di gioia, rivelazione di Oltre il Tutto. Queste sono le prime parole che mi vengono in mente fratello. Perdona la scrittura a tratti storta e frettolosa, ma l’eccitazione pervade ogni fibra del mio essere in questo momento, trema in mano la penna d’oca. Le sue domande ora hanno trovato risposta come lei stesso ha notato, non ci sono più dubbi in questa Essenza di luce. Non saprei da dove partire, ogni attimo del rituale è stato una rinascita del mio spirito, riesci a credere a come siamo fortunati nel poter assistere ciò!? Non sei d’accordo? Nelle parti più profonde, in quella grande cripta così maestosa e intrinseca della presenza dei serafini, dall’odore di incenso puro, che purificava la stanza, corpo e anima. Ai lati quelle meravigliose candele, accese per introdurre il rito, saprei dirne il numero a memoria. Nel corridoio per dritto l’elegante tappeto rosso, che conduceva fino all’altare, un blocco rettangolare in marmo, mentre sulla parete davanti il Cristo in croce raggiante dominava la stanza. Quale meravigliosa preparazione in Onore di nostro Signore, non ci si poteva aspettare di meglio dal Maestro. Esso sorrideva e a fianco teneva una mano sulla spalla al profeta a sua volta così solare. Si ergevano come due fiamme pure davanti a quell’altare, sembrava da essi quasi spuntasse un bagliore di luce, non so se l’hai notato. Il maestro gli diede il permesso di parola. Potevo vedere anche da lontano i suoi occhi lucidi, quasi commossi. Ricordo le sue parole illuminate: <fratelli, è giunta l’ora che il Maestro qui presente ci guidi nei nostri ultimi passi verso l’Ascensione. Sono così onorato di poter avere questo ruolo in tutto ciò, un peccatore come me! Un essere così nullo in confronto al nostro Signore. Mi stupisco di come sia stato prescelto in questa veste così importante. Preghiamo fratelli, preghiamo, per il perdono delle nostre anime. Questo è il prossimo passo.> Una volta concluso si stese sull’altare e il maestro con estrema pacatezza estrasse un pugnale, mentre lo puliva con olio benedetto e panno in velluto, pronunziando in lingue sconosciute, forse arcaiche, qualche cosa, secondo te che voleva dire? Ah e poi quei canti all'unisono! Il rituale era iniziato e dentro di me percepivo la presenza di Dio e sono sicuro che fosse lo stesso per te. Due adepti si avvicinarono con uno straccio e lo misero in bocca al profeta, legandolo dietro la nuca, il Maestro quindi procedette a conficcargli il pugnale in profondità nel petto, per poi scorrere con precisione fino al basso ventre. L’urlo ovattato così poetico del profeta risuonava nella stanza e piangeva, piangeva lacrime di gioia di gratitudine! Oh il sangue, riesco ancora a percepire e vedere il sangue. Come un agnello di Dio sull'altare era giunto alla sua missione. Non potevo che essere ammaliato dai fiume cremisi che sgorgava a rivoli da quell’altare rettangolare. Tutti ammassati che ci avviciniamo per poterci ungere di quel liquido benetto, l’ho potuto leccare: era dolce, dolce nettare divino! Oh Signore, salva la mia anima, strappa la mia carne e fanne la tua veste. Oh Signore, salva la mia anima, strappa la mia carne e fanne la tua veste. Oh Signore, salva la mia anima, strappa la mia carne e fanne la tua veste. Un abbraccio fratello. 02 aprile 1348 (Lettera 7) Angelico, amico mio, fratello; sangue del mio sangue. Con rammarico rispondo alle tue parole di conforto, che mi avvicinano alle tenebre che mi tormentano da quel giorno. La cerimonia ha risvegliato oscure suggestioni in me, suggestioni atroci assopite nell'abisso della mia anima. Sono certo che il rituale non abbia funzionato su di me, quelle urla, quelle grida isteriche, si fanno ogni giorno più intense e violente nelle mie orecchie; non so quanto riuscirò a resistere. Quel poveraccio, sventrato come un maiale il giorno di festa, e i miei confratelli; che si abbeveravano del suo sangue immondo. Come le creature della notte che dimorano gli antri infernali; dubito riuscirò mai a dimenticare. Anche le mie labbra sono macchiate di quella bevanda sacrilega e con sconforto ti confesso che provo una profonda vergogna. So che il popolo è a conoscenza del nostro segreto, lo capisco da come mi fissano per strada, con i loro piccoli occhi vitrei. Quei sorrisi, così falsi e sporchi, mi causano un conato ogni volta che li incrocio. Le suore del convento mi seguono senza sosta, spiano ogni mio movimento, e le sento bisbigliare furtive nei corridoi; hanno capito tutto. Sono certo che nei prossimi giorni i gendarmi mi preleveranno, e dopo avermi massacrato di botte mi scaraventeranno nelle segrete. Come ho fatto a credere che la soluzione per rinascere fosse questa? Un sacrificio umano, come negli antichi culti pagani, il nostro Dio onnipotente non può di certo approvare un simile abominio, né perdonarlo. Da quel giorno un orrendo ronzio mi rimbomba nelle tempie; come un alveare preso a sassate da un gruppo di bambini schifosi. I secondi sembrano ore e le ore giorni. Quest'agonia terminerà, forse, nel momento in cui il volgo scoprirà l'accaduto. Come siamo caduti, in nome del Santo padre, in questa trappola diabolica? Le migliori intenzioni mi riempivano l'anima, eppure ora mi sento vuoto; come se quel frammento che pulsava all'interno del mio cuore si fosse dissolto per sempre nelle tenebre. Perdonami Angelico, per queste parole, ma non avrei mai dovuto coinvolgerti in questa follia. A volte osservo la spessa corda del campanile, oscilla sempre imperturbabile e mi attrae a sé come il dolce canto di una sirena. Che sia l'unica possibilità di redenzione per il nostro gesto blasfemo? Pregherò per cercare la risposta. 11 Aprile 1348 (Lettera 8) Mio caro Flavio, sai ho sempre adorato scrivere: trasporre il mio essere su queste parole, proprio con esse concludo questo cammino con l'ultimo frammento della mia esistenza. Non lasciarti illudere, ciò che abbiamo fatto è per una causa superiore… Molti rifiutano il disegno di Dio: ma ciò non è altro che un atto di Amore. Ricorda che è un metterti alla prova, ogni dubbio, paura o sofferenza! Ma non preoccuparti di ciò, andando oltre tutto non ci sarà più nessun risentimento, nessun dolore. Proprio stanotte non a caso, ho avuto una visione svegliandomi di soprassalto steso nel letto: un serafino. Davanti a me, con grande maestosità notavo le due per volare, due per coprirsi il volto e due per coprirsi i piedi, in tutto sei ali. Il suo Amore, lo potevo percepire scaldarmi, una fiamma intensa di continua preghiera. Per conto dell'Altissimo, mi ha reso noto il nostro ultimo passo e in quel momento ho pianto di gioia. Ne ho parlato anche con il maestro: anche lui sapeva fin dall'inizio l'importanza di toglierci la vita, consiglia anche di farlo ognuno per conto suo, deve essere un momento intimo. Questo è l'unico modo per salvare il mondo Flavio. Ti sto scrivendo prima di partire per il grande bosco, e arrivare alle montagne, per ammirare il creato divino un'ultima volta: fisserò questo quadro, prima di lasciarmi andare dal precipizio. Per cui sono lieto che tu percepisca quel richiamo: ascoltalo, sarà necessario per giungere al tuo scopo, passare oltre quel buio, accogli la redenzione nella forma a te più gradita. Nella nostra morte ci sarà rinascita. Sai, per la prima volta nella mia vita, l'Oblio non fa più paura. Così miserabile la nostra esistenza umana, proprio nella mia fine trovo più attimi di valore, rispetto a secoli e secoli di tempo. Addio fratello. Ci rivedremo al cospetto di Dio. 777 777 777 777 777 777 777 777 777 (Lettera 9) Caro Angelico, anche se non leggerai le mie parole ci tenevo a recarti il mio ultimo saluto, per rispetto alla tua persona e al viaggio che abbiamo affrontato insieme. I crimini da noi commessi sono imperdonabili e sono certo mi condanneranno all'inferno, dove le fiamme dell'odio divoreranno la mia anima per l'eternità, nella vana speranza di espiare i miei peccati. Da giorni le lacrime solcano il mio viso, senza sosta il gelo che attanaglia il mio cuore mi tormenta, verremo mai perdonati da nostro Signore? Solo la morte ci donerà la risposta, solo la morte ci potrà salvare. I rintocchi del campanile mi ricordano il mio giuramento, ogni giorno infondono in me il coraggio dell'estremo passo. Gli occhi indiscreti dei passanti non mi guardano più, conoscono il mio destino meglio di chiunque altro, per loro ho già smesso di esistere; non ho intenzione di deluderli. È giunto il momento dei saluti, il momento dell'addio, sono ormai le dodici e devo suonare la campana per l'ultima volta. Addio fratello mio, che il Signore ti abbia in gloria. |
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Può essere un lupo, può anche essere una moltitudine di gufi arrabbiati, può persino essere una piccola volpe. Solo la morte ci donerà la risposta, solo la morte ci potrà salvare. Addio fratelli. Ci rivedremo al cospetto di Miss. 777 777 777 777 777 777 777 777 777 Così miserabile la nostra esistenza umana? Amici dell'horror, mi è piaciuto molto il vostro scambio di lettere, nulla da dire su tecnica e contenuto. |
| Molto angosciante, molto immersivo. Forse un po'prolisso. Queste lettere trasmettono davvero tutto il fanatismo e l'irrazionalità dei due protagonisti. Il fatto che alla fine scelgano di seguire due strade (o forse dovrei dire condanne?) diverse ma collegate rende la trama completa. Mi è piaciuto tanto |
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Può essere un lupo, può anche essere una moltitudine di gufi arrabbiati, può persino essere una piccola volpe. Solo la morte ci donerà la risposta, solo la morte ci potrà salvare. Addio fratelli. Ci rivedremo al cospetto di Miss. 777 777 777 777 777 777 777 777 777 Così miserabile la nostra esistenza umana? Amen. ![]() CITAZIONE Amici dell'horror, mi è piaciuto molto il vostro scambio di lettere, nulla da dire su tecnica e contenuto. Grazie! Ne son contento (e sicuro anche 1Nessuno). Molto angosciante, molto immersivo. Forse un po'prolisso. Queste lettere trasmettono davvero tutto il fanatismo e l'irrazionalità dei due protagonisti. Il fatto che alla fine scelgano di seguire due strade (o forse dovrei dire condanne?) diverse ma collegate rende la trama completa. Mi è piaciuto tanto Era proprio questo che volevamo venisse colto! In particolare la dualità delle due strade, essendo due personaggi, era importante ognuno fosse composto da una sua essenza, per completare il tutto e non qualcosa di statico, di due tizi che si scrivono e fine. |
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Purtroppo è molto realistico, nonostante sembri assurdo. E direi che non è neanche un problema di epoca: gli invasati ci sono sempre stati e ci sono ancora, basti vedere le varie sette, Charles Manson ecc. A me è venuta in mente la storia del Grande Inquisitore di Dostoevskij: Cristo non sarebbe stato riconosciuto neanche in periodi successivi a quello in cui fu crocefisso e l'Inquisizione lo avrebbe fatto fuori. Qui è ancora presto per parlare di Inquisizione, ma la foga dei personaggi e la pretesa di detenere la Verità (soprattutto da parte della persona che alla fine sceglie il suicidio) è simile. Che dire? L'Apocalisse, evocata, è un libro meno immaginifico di quello che possa sembrare, e, come scrisse poi Calvino, l'Inferno è dei viventi. Bravi. |
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Purtroppo è molto realistico, nonostante sembri assurdo. E direi che non è neanche un problema di epoca: gli invasati ci sono sempre stati e ci sono ancora, basti vedere le varie sette, Charles Manson ecc. A me è venuta in mente la storia del Grande Inquisitore di Dostoevskij: Cristo non sarebbe stato riconosciuto neanche in periodi successivi a quello in cui fu crocefisso e l'Inquisizione lo avrebbe fatto fuori. Qui è ancora presto per parlare di Inquisizione, ma la foga dei personaggi e la pretesa di detenere la Verità (soprattutto da parte della persona che alla fine sceglie il suicidio) è simile. Che dire? L'Apocalisse, evocata, è un libro meno immaginifico di quello che possa sembrare, e, come scrisse poi Calvino, l'Inferno è dei viventi. Bravi. Sono d'accordo: molto spesso infatti, una religione, un credp (e non solo) diventa un'arma, qualcosa di sbagliato. Di base contraddicendo tutti i principi di base, proprio a causa delle mente umana. Ogni ideologia più pura, plasmato nelle mani sbagliate diventa terrificante. |
Eccomi, era l'ultimo racconto che dovevo ancora commentare. ![]() Dunque, dal punto di vista formale c'è qualche refuso, la punteggiatura un po' da rivedere e a tratti il testo risulta leggermente ampolloso. C'è qualche frase la cui resa si potrebbe migliorare. Un paio di esempi: CITAZIONE Sono ansioso di scoprire se il nostro salvatore ha davvero deciso di tornare in mezzo a noi, di guidare il suo gregge CITAZIONE Non a caso, Quanto al lessico, se come ho inteso a parlare sono due chierici dell'epoca (divenuti eretici), l'ho trovato tutto sommato adeguato, anche se nel 1300 all'interno della Chiesa si usava ancora esclusivamente il latino (il volgare dantesco non intaccò quegli ambienti ancora per secoli). Dico questo giusto per pignoleria, perché volendo si sarebbe potuta aggiungere qualche locuzione latina per conferire maggiore realismo al tutto, ma è solo un'idea mia, da perfezionista quale sono. ![]() Parlando di contenuto, l'idea non era malvagia e non mi è dispiaciuta, anche se trovo che ci sia relativamente poco sviluppo in termini di avvenimenti e molto "ciarlare" un po' vanesio, che dà la sensazione di allungare il testo senza grandi benefici. In tal senso, si sarebbe potuto asciugare di alcuni paragrafi qua e là e ottenere un risultato ancora migliore, questo ovviamente è il mio parere sia in veste di scrittore che di lettore. La tematica invece, l'apprezzo assai, anche perché sempre attuale. A ogni modo, comunque un buon brano! |
La lettura è scorrevole, solo in alcuni punti ho trovato un po' forzata la descrizione (la parte in cui parla della cerimonia ad esempio). Penso si sarebbe potuto raccontarla in modo più naturale. Per il resto è un tema che mi ha riportato alla mente i fantomatici massoni, quindi direi sia stato svolto un buon lavoro |
| Un testo interessante: la grande epidemia di peste del 1348 effettivamente poteva apparire agli occhi dei contemporanei come una punizione divina, come una piaga che preludesse alla cancellazione dell'umanità peccatrice. Purtroppo, nelle situazioni estreme, spesso sorgono anche reazioni estreme e le menti rischiano di crollare sotto il peso angosciante di una quotidianità opprimente e di abbandonarsi alla pazzia di credenze irrazionali. |
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Un brano che nella struttura mi ha ricordato quello di Askar e Ike, anche se più forte ed esplicito: si parte con gioia e speranze, e si termina negli inferi. La narrativa epistolare, nascondendo la voce dell'autore del brano, permette una notevole immersività, quasi una falsificazione... dopotutto non c'è nulla che distingua uno scambio di lettere inventato da uno autentico. Volendo azzardare un paragone, l'equivalente nel cinema potrebbe essere quello del "found footage" lanciato da film come The Blair Witch Project, e non a caso l'idea è stata prevalentemente utilizzata per thriller e horror. Una lettera o una videocassetta sono entrambi documenti ritrovati, cronache di orrori. A mio parere, siete stati molto bravi nel trasmettere l'angoscia dei personaggi e nel caratterizzarli. La forma non è impeccabile, soprattutto nell'uso della punteggiatura: attenti alle virgole, e sostituitele con un bel punto e virgola o due punti quando volete esprimere più concetti nella stessa frase! Inoltre, alcune scelte lessicali non sono appropriate per l'epoca in cui è ambientata la storia, vedi "massacrato di botte". Resta però il fatto che avete scritto un brano godibile, tenendo sempre in mente il coinvolgimento del lettore. 😉 |
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Il fanatismo religioso colto nella sua estrema veste. Gli adepti invocano Dio ma si comportano peggio dei più crudeli demoni. Il testo poteva essere snellito in alcuni punti, ma questo l'hanno già detto. nella lettera sei mi sono un po' persa. "Le sue domande ora hanno trovato risposta come lei stesso ha notato, non ci sono più dubbi in questa Essenza di luce." Quel lei è riferito all'amico? in tal caso lgli si è sempre rivolto col tu, anche se io avrei visto meglio il voi , cme segno di rispetto reciproco. Un lavoro di coppia ben architettato che non lascia indifferenti. |
| Nel racconto ci sono alcuni refusi e la punteggiatura,in certi punti, andrebbe rivista. A parte queste sbavature, la storia è originale e cattura l'attenzione dall'inizio alla fine. Le lettere sono godibili e riescono a sorprenderti. |
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CITAZIONE Su questo infatti c'è un errore: i personaggi dovevano darsi dal lei, poi è stato cambiato "nel tu." C'è anche da dire che pensandoci "dare del lei" aveva senso, dall'altro conoscendosi i due personaggi, volevamo rendere il loro rapporto più intimo (essendo già amici) col "tu." Ti segnalo solo quest'ultima pedanteria. ![]() Il "lei" è moderno, cioè ventesimo secolo, fino al diciannovesimo si usava dare del voi, tanto che in francese è rimasto in uso. A ogni modo concordo, il "tu" avrebbe implicitamente comunicato al lettore un maggiore grado di confidenza. ![]() Una revisione come si deve prende tempo, per questo ho voluto cominciare con ike al più presto, in modo da poter lasciare anche a riposare il testo, altrimenti pur avendo il tempo materiale per le correzioni, certi errori rischi di non vederli. |
![]() Scusa se commento solo ora. Questo testo mostra bene come anche qualcosa di nobile come il sentimento religioso può essere corrotto. |