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Ho sempre provato un terrore primordiale per gli esseri umani, che in ogni strato del mio essere creava disgusto. Fin da quando ho memoria, mai sono riuscito a provare affetto. Mi sono trovato incapace di connettermi con il calore altrui, nonostante ci abbia provato tante volte: persino per i miei genitori o familiari, questo distacco interiore intaccava le mie emozioni. Ciò penso sia stato dovuto alla totale negligenza delle mie figure genitoriali, che avevano aspettative verso di me nel solo ambito dello studio prima, della carriera dopo, nel tentativo di far realizzare un figlio privo di quell'ambizione in cui loro confidavano. Lo so, è molto più semplice incolpare solo loro. Il tutto non faceva che accrescere la mia misantropia: è istintivo odiare ciò che ci spaventa o bramiamo; a tal proposito.... sei forse la persona che ho odiato più di tutte, proprio perché ti amavo. Fu un giorno di settembre, nei primi giorni di liceo, ancora con un leggero sapore d'estate, che da ragazzino ti incontrai, Eri in piedi, contro il muretto vicino all'entrata: la prima cosa che mi colpì fu la tua chioma tinta di rosa, a seguire uno zainetto nero pieno di toppe e il tuo trucco troppo abbondante. Ti avevo notata già prima: avevi quella tipica strafottenza adolescenziale, che gli insegnanti non si risparmiavano a sottolineare, con delle belle note o sbattendoti fuori dalla classe. A primo impatto, provavo solo un leggero fastidio, perfino compassione, per un comportamento così infantile, giudizio però di cui mi importava poco, visto che pensavo soprattutto a studiare per i miei genitori. Proprio quel giorno però, a quanto pare, eri più provocatoria del solito, tanto che, mentre varcavo l'ingresso immerso nei miei pensieri, bastò una tua frase a cambiare tutto: «Sei patetico. Lo sai?». Mi voltai e ti fissai sconvolto, senza capire se fosse per il disagio o per lo stupore. Cosa risposi esattamente non saprei più dirlo: ormai la mia memoria appassisce, divorando in maniera subdola i vari pezzi; forse addirittura rimasi in silenzio, ma quel che so per certo è che ti mettesti a ridere, come se avessi un bambino impacciato davanti. Feci finta di ignorarti, ma in realtà ero offeso, turbato. E forse tu lo avevi capito bene. Eppure, fu proprio quella schiettezza a colpirmi. I giorni seguenti diventasti una pena d'amore, una cotta neanche troppo leggera. Ti sognai anche, su quel muretto, immaginando di poterti almeno sfiorare, ma più mi avvicinavo, più sembravi allontanarti. La cosa buffa è che ancora oggi ti sogno. Tutte le mattine a seguire mi facesti battute simili, finché arrivammo a parlare ogni tanto nei momenti di pausa, nelle quali io fingevo di essere indifferente alla tua compagnia, ma in fondo lo sapevo che ero incapace di allontanarti. Mi provocavi su questo, dandomi dell'asociale. Aspettavi forse che uscissi dal mio guscio, ma anche se eri attorno a me, non andavo mai oltre: avevo paura di perderti, prima ancora di averti. E il destino volle punirmi per questo: quel muretto un giorno divenne vuoto. Provai a chiedere in giro, a cercarti, ma nessuno pareva conoscerti. Forse ti eri trasferita? O forse non eri mai esistita. In un primo momento non ci rimasi malissimo, a dire il vero, era solo un tipico interesse adolescenziale durato poco, destinato a sfumare, pensavo. Col tempo maturai, ebbi altre donne, mi sposai, misi su famiglia, trovai un lavoro, cercando di incastrarmi nel puzzle, come tutti fanno. Nessun rischio, tutto tranquillo, tutto perfetto e programmato. Eppure, quella chioma rosa non riuscii e non riesco a scordarla, quel sentimento è come uno spillo nel petto: la sensazione di aver perso tante occasioni. Il rosa è il colore dei miei rimpianti. Ho scelto di rimanere così, con una moglie che nemmeno amo, con un lavoro che nemmeno mi piace. E tutto perché un ragazzino col mio nome e cognome rifiutò di esprimere quel che aveva dentro, condannandomi a rimanere rinchiuso in questa bolla per sempre. Mi chiedo addirittura, a volte, se tu sia stata fin dall'inizio solo un sogno, la proiezione di una mia carenza affettiva, della mancanza nella mia vita dell'amore che muove il mondo. Il dubbio è ancora peggio di una triste verità. Sono preda di un pentimento legato a te che non mi abbandona, che scorre in me, che continua a cercarti in un ricordo irraggiungibile. Questa è la mia condanna, il mio supplizio: sei il mio più splendido tormento. *** Le sliding doors... Esistono davvero, non sono lo stratagemma di un film hollywoodiano per diventare un fenomeno di massa e di costume. Oggi sono una signora, ho la mia età, né poco, né tanto, ma tutta quella voglia di fare che ancora mi accompagna nelle azioni che rendono la mia vita gratificante nel lavoro, nel sociale, nel rapporto con le amiche, improvvisamente si rivela effimera, si esaurisce, e alla fine delle mie giornate mi ritrovo sola, preda dei miei pensieri, anche di qualche rimpianto. Da una parte penso che risparmio energie preziose, dall'altra mi sento come menomata per aver rinunciato così precocemente ad amare davvero. Le occasioni per avventure non mancherebbero, e così le soluzioni di ripiego, che d'altronde hanno accompagnato tutta la mia vita. Quello che manca è ciò che davvero fa battere il cuore, come diceva Virna Lisi nel film di vanziniana memoria. E quello nessuna app o speed date può darmelo con facilità alla mia età: non sono più spensierata, sono esigente, non mi accontento. Cerco di capire come sono diventata così, perché ho fatto passare sempre in secondo piano le esigenze del cuore. E torno col pensiero a quando ero una ragazza difficile, ma che piaceva, ancora alla ricerca di una identità, anche sessuale. Mi torna alla mente un tipo che mi sembrava tormentato come me, e pure interessato. Non c'era mai stato niente tra di noi, tanto che lo avevo rimosso, ma ora mi rendo conto che si era annidato in un angoletto, pronto ad essere tirato fuori al momento giusto. Chissà, penso adesso, forse se avessi fatto io il primo passo, se lo avessi incoraggiato, le cose avrebbero potuto prendere una piega diversa... Chissà se almeno lui è riuscito ad avere una vita davvero felice: lo ricordo bloccato, acerbo, anche tormentato, eppure bisognoso di dare e ricevere amore. Come me ora d'altronde... Mi piacerebbe rivederlo, forse farebbe piacere, anche bene, a tutti e due.O forse è solo una mia fantasia di fine giornata, chissà. Ora devo andare a dormire, perché domattina presto ho una riunione importante, ma se domani sera mi sorprenderò di nuovo a pensare a lui inizierò a cercarlo. Sono o non sono una investigatrice privata? |
| Interessante e ben scritto. C'è molta introspezione, ma ciò non compromette la fluidità del testo. Ho trovato naturale immedesimarmi nei personaggi, il contrasto tra i due appare ben delineato già nella prima metà del brano. E nella seconda parte si hanno ulteriori conferme. L'unica nota che ho da fare è che forse si poteva chiudere in modo diverso. La donna non mi era sembrata infatti quel tipo di persona che andava a ripescare qualcuno dal passato. Ma capisco anche che si volesse dare la possibilità a entrambi di rivedersi. Considerando ciò, ritengo che la parte finale sia da accettare senza riserve. |
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Al netto di un paio di refusi marginali e pochi singhiozzi nella punteggiatura, nulla da segnalare dal punto di vista formale. Si nota subito il solito uso della frammentazione di Lost, che però in un brano così breve è funzionale e azzeccato. Quanto al contenuto, il pezzo non mi è dispiaciuto anche se, proprio come quello della Miss e di Eleven, è esclusivamente introspettivo. Capisco l'importanza dell'uso del flusso di coscienza e che l'interiorità è il regno dei sentimenti, tuttavia le emozioni si possono mostrare in modo efficace anche tramite le azioni e i dialoghi, che possono anche risultare in contraddizione coi sentimenti stessi, aggiungendo uno strato di realismo e complessità in più. Il fatto poi che si tratti solo di ricordi preclude una struttura narrativa più "ortodossa" e lo sviluppo di una vera e propria storia, il che è sempre qualcosa che personalmente mi fa un po' storcere il naso. A ogni modo un raccontino gradevole e ben scritto. Concordo con Tra luna e mare sul finale. |
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Anche a me è piaciuto nel suo essere asciutto. Ci ho ritrovato all'interno dei contenuti che mi hanno fatto pensare ad una serie TV di qualche anno fa che mi piacque particolarmente: Sex Education. Al di là del titolo la serie TV racconta la storia e il disagio dei giovani, vista dal punto dei sentimenti ed ha una trama profonda sotto la scorza più materiale dei rapporti con l'altro sesso. I due personaggi mi sono sembrati come Otis e Maeve (specie per il carattere ribelle e i capelli tinti di rosa). Magari l'ispirazione è nata proprio da lì. |
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Grazie per i commenti, ho risposto di là (nello spazio del sondaggio) in merito a questo brano. Qui ci tenevo a ringraziare Lost per la disponibilità: senza di lui me le sarei cantate e suonare da solo, e quindi credo che il mio sarebbe stato un fuori gara. Peraltro Lost aveva la febbre, per cui il suo contributo è stato ancora più apprezzabile. |
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Sarebbe interessante scoprire cosa succede dopo, se le strade dei due protagonisti dovessero incrociarsi nuovamente. Ogni nostra giornata è un bivio che ci pone davanti a scelte da compiere; il "what if" che ci accompagna costantemente può generare rimpianti, o rimorsi, ma alla fine "tutto va come deve andare". Il brano nel complesso mi è piaciuto: forse, avendo un po' di tempo in più, gli autori avrebbero potuto svilupparlo maggiormente. |
| Grazie Ike! Sì, sul fattore tempo ci devo lavorare... |
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Premetto che in origine, il racconto volevo autopubblicarlo e finirlo da solo: è stato grazie a Pecco che siamo riusciti a rimanere in gara. Sull'introspezione sono d'accordo con Askar: è vero, si può anche attraverso i dialoghi e le azioni dei personaggi stessi, proprio per questo penso anche l'introspezione abbia il suo valore, ognuno dei due è un modo di trasmettere con vantaggi e svantaggi, ho voluto scegliere questo. E lo ammetto: l'ho scelto perché mi era anche comodo e ho preso molto da esperienze vere inventate. Ciò ha permesso di immergere, allo stesso tempo, non posso negare ne abbia tolto una possibilità di sviluppo e spunti. Avevo sentito parlare di Sex Education e sarà da tempo che voglio ancora guardarlo, non l'ho mai visto... Ora che so di un personaggio simile ci darò un'occhiata. ![]() Comunque, vi ringrazio per le varie osservazioni (ancor più critiche), mi saranno molto utili in futuro. Sul finale è tutto merito di Pecco, aggiungo anche che lui stesso ha riletto al posto mio e effettuato varie correzioni, siccome ero ammalato. Tra febbre pesante e insonnia, aver fatto squadra all'ultimo e unire due idee in poco tempo, capite che non è stato semplicissimo, per cui vedendo i risultati, è molto più di quanto mi aspettavo. |
| Racconto introspettivo, scritto bene, piaciuta molto la prima parte che straripante di emozioni e sentimento. La ragazza credo avrebbe meritato una descrizione più ampia, ma visto il tempo ristretto che avete avuto a disposizione ve la siete cavata egregiamente.🤗 |
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Sul finale è tutto merito di Pecco, aggiungo anche che lui stesso ha riletto al posto mio e effettuato varie correzioni, siccome ero ammalato. Tra febbre pesante e insonnia, aver fatto squadra all'ultimo e unire due idee in poco tempo, capite che non è stato semplicissimo, per cui vedendo i risultati, è molto più di quanto mi aspettavo. ![]() Allora tanto di |
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Racconto introspettivo, scritto bene, piaciuta molto la prima parte che straripante di emozioni e sentimento. La ragazza credo avrebbe meritato una descrizione più ampia, ma visto il tempo ristretto che avete avuto a disposizione ve la siete cavata egregiamente.🤗 Anche a me avrebbe gradito una più ampia descrizione del personaggio femminile, ma il racconto ha il suo alone di fascino ugualmente. |